I padri nostri videro bene nella religione del Dio
Termine la sicurtà e santità dei beni domestici e della società
municipale; ma non seppero valersene alla sicurezza e santità d'altri
beni più sublimi e d'altra pur necessaria e più vasta società. Che
importerebbe ma la ineguale ampiezza delle giurisdizioni, in seno ad
un'Italia tutta libera e tutta armata? Siffatte distribuzioni non
sarebbero mai di maggiore inciampo che non siano in seno alla Chiesa i
vescovati e gli arcivescovati. In cinquecento e più anni dacché fu
proferito il giuramento dei Grutli mai Svitto non pensò a dolersi che
Untervaldo e Uri volessero essere, al pari di lui, padroni in casa loro.
Mai la vasta Virginia e la Pensilvania non insidiarono per amore di
maggior concordia gli Stati, venti o trenta o cinquanta volte men vasti,
di Rhode Island e di Delaware. I confini delle giurisdizioni, quali li
fece la lunga serie degli eventi, rappresentano da lungi una diversità
d'origini felicemente obliterate dalla lingua comune; e rappresentano
dappresso la varietà delle legislazioni, dei costumi, dei dialetti, e
l'abitudine dì moversi intorno a certi nodi naturali di commercio. Il
turbare d'improvviso e senza necessità quest'ordine di movimenti e di
funzioni, a cui tutti i calcolì delle famiglie sono coordinati, è più
grave danno che non si creda; rende amare ai popoli le primizie della
libertà; e in procinto di guerra , dissipa le loro forze e i loro
pensieri. Nel volume si vede, come gli abitanti della Lunigiana,
staccati poco prima dalla Toscana e aggiunti a Parma, si lagnassero
delle insolite leggi: " Corre il sesto mese dacché siamo in una
posizione sommamente deplorabile ". Le varietà quasi familiari degli
Stati Uniti nulla tolgono alla coscienza nazionale, rivelata a se stessa
e ogni giorno viepiù stimolata; e se anche alcuna cosa le togliessero,
converrebbe pure, rimosso ogni ostacolo ai confini, lasciare ai
commercio, al tempo, alle idee, e alle innovazioni deliberate in comune,
l'ufficio di cancellar tali tradizioni senza danno e senza dolore.
Ma nel 1848 non si trattava già della lenta opera
delle legislazioni, bensì dell'urgente e ardente guerra straniera, alla
quale importava recar subito da tutte le parti d'Italia la maggior somma
di gente e di danaro. Nella recente guerra svizzera, quando il cantone
di Vaud pose in armi il dieci per cento della sua popolazione, gli altri
cantoni che non fecero altrettanto, non poterono però averne timore o
sospetto; anzi applaudirono con tutto l'animo al generoso esempio che
accresceva le forze comuni. Tale è l'effetto dei principio federale e
fraterno. A quella prima campagna il Piemonte apportò da 40 a 50 mila
uomini, ossia l'uno per cento del suo popolo, ch'è quasi un quinto della
nazione.
Se la sacra potenza d'un Patto avesse mosso tutta
Italia a rispondere al primo invito di Milano combattente e fare
altrettanto (e non era gran prodigio, era la decima parte di quanto poté
fare la repubblichetta di Vaud), avremmo avuto in breve termine di tempo
250 mila uomini, e fra essi un qualsiasi numero di veterani stranieri,
che d'ogni parte si offrivano. Inoltre in guerra non è tanta la
difficoltà di far gente e armarla e addestrarla, quanto di traslocarla e
provvederla. Perloché i popoli che sono più vicini al campo di battaglia
possono facilmente opporre al nemico masse maggiori. Così poté Corno,
colle forze d'una parte sola della provincia e di pochi Ticinesi,
conquidere un presidio di 2000 soldati. E Brescia, nel 1797, aveva
potuto dare 5000 fanti, 600 cavalieri e i cannonieri di una batteria che
Bonaparte le aveva donata; il che faceva allora circa il due per cento
di quella provincia. E non solo la vicinanza - la comodità, ma il più
vicino e più fiero pericolo doveva chiamar più gente all'armi nella
ribelle Brescia e nella ribelle Milano che non nel Piemonte; il quale
era chiamato a combattere per comando di principe e per onor comune e
dover di nazione, e per assicurare dall'oppositore straniero 13 riforma
delle sue istituzioni e il suo progresso; ma non aveva a temere
confische e supplizi e altre barbare vendette. Or bene, se per federale
accordo si fosse mossa tutta Italia a far quanto il Piemonte, se il
Lombardo-Veneto e i Ducati avessero fatto più ancora, la parte di forze
che il Piemonte avrebbe mostrata in' campo sarebbe stata appena un
quinto o un sesto del tutto. Ma la sua preminenza militare sarebbe
allora svanita; allora la spada d'Italia non sarebbe stata una sola ;
allora ad un solo principe non si sarebbero potute aggiudicare le
spoglie dello straniero e quelle dei congiunti di Parma e di Sicilia.
Dal principio dell'egemonia veniva per logica conseguenza che al
Piemonte dovesse tornar molesta ogni maggioranza di soldati e i generali
che non fosse de' suoi, epperò ch'esso dovesse escluder dal campo tre
quarti delle forze nazionali. Tale è la differenza pratica tra il
principio della federazione e quello dell'egemonia, tra quello
dell'eguaglianza e quello della preminenza, tra quello dell'emulazione e
quello della gelosia! Ognuno vede che questa fallace politica veniva
fomentata nel governo piemontese dal proposito suo inopportuno
d'acquistar a primo tratto nuove provincie; e che questo proposito non
avrebbe potuto giustificarsi né tampoco prodursi alla luce dell'opinion
pubblica, se l'unione non fosse parsa a molti, non usurpazione, né
insidia, né pomo della discordia, come sembrò ai Parmigiani , ma un
pratico avviamento all'unità; insomma, se l'idea dell'unità non avesse
di lunga mano preoccupate le menti. A questa dunque si deve riferire e
imputare tutta quella tenace catena d'errore, di disordine e di
meravigliosa impotenza. E già prima che l'insurrezione avesse principio,
un profetico scritto, benché con inutile e ingrata veracità, ne aveva
ammonito l'Italia: " L'hypothese de l'unité s'attacherait nécessairement
à un prince, à une famille royale, elle inspirerait à tous les princes
menacés l'alliance de l'Autriche; elle envelopperait l'oeuvre de
l'indépendance dans le mystère d'une cour; la discorde serait dans le
camp avant le combat ".
Che se il Piemonte solo o quasi solo, ma con
deliberata e audace strategia, e coi favore immenso dei popoli, avesse
saputo ripetere intorno a Mantova i prodigi del gran capitano, e vincere
con cinquantamila soldati, vincere con una sola spada, e a profitto d'un
solo, e trapassare dall'unione d'una o d'altra provincia ad una
improvvisa e gloriosa unità; non credano gli esuli che avrebbero perciò
fondata la liberta'. Pur troppo lo dimostra l'esempio della Francia e
della Spagna, a cui la libertà sanguinosamente conquistata sfugge
eternamente di mano, per effetto delle immani forze accumulate in mano
ai governi, mentre viceversa nella Svizzera e nell'America, ove ogni
singolo popolo tenne la sua padronanza, Fa liberta' , dopo un primo a
acquisto non andò più perduta. Tale e' la virtùdei principii, fuor dei
quali ogni sforzo di valore e di sacrificio è vano. Né giova illudersi
col dire che questi non siano principii: son principii anche essi di
diritto; sono per lo meno principii di politica; e la politica è la
necessaria tutrice del diritto; e principio è tutto ciò che genera
conseguenze. Né giova illudersi col dire che, per poco che si aggiunga,
e per poco che si tolga, la federazione viene bel bello a confondersi
coll'unità poichè in tutte le faccende del mondo il passaggio da cosa a
cosa si fa per gradi; e talmente per gradi si procede dalla pianta
all'animale e dalla foglia al fiore e al frutto, che la scienza non può
additare il punto ove il passaggio avviene. Non per questo alcuno
cambierà mai il fico colla foglia o la pecora coll'erba che la pasce, o
la paterna presidenza di Washington colla truce dittatura di Cavaignac.
E' l'antico sofisma dei cumulo.
Sempre in preda a precipitose astrazioni, vedono nel
mondo gli individui; poi le famiglie, ed è gran ventura; poi vedono
anche il comune, ossia l'azienda, unita d'un centinaio forse di
famiglie, e nel più de' casi, combinazione pressoché domestica e
privata. Poi chiudono gli occhi per tutti gli altri internodi e ricapiti
dell'umana società; balzano d'un tratto alla nazione, ch'è quanto dire,
alla lingua. Ignorano lo Stato e le sue necessità. Dunque se una
medesima lingua domina le Isole Britanniche, la Pensilvania, la
California, l'alto Canadà, la Giamaica, l'Australia, per essi v'è
solamente a far somma d'un maggior numero di famiglie e di comuni.
Dunque il parlamento britannico non ha da far leggi; il congresso
americano sogna d’aver leggi da fare; tanto è più superflua una
legislazione provinciale per i fratelli della Pensilvania e i venturieri
della Calífornìa; la torrida Giamaica non debbono aver leggi proprie,
che rispondano ai luoghi e alle tradizioni e alle varie mescolanze degli
uomini e alla varia loro coscienza; l'Australia debbe aspettare in
eterno ogni provvedimento da' suoi antipodi, perché parla la stessa
lingua, e fa secoloro una sola nazione!
No, qualunque sia la comunanza dei pensierì e dei
sentimenti che una lingua propaga tra le famiglie e le comuni un
parlamento adunato in Londra non farà mai contenta l'America; un
parlamento adunato in Parigi non farà mai contenta Ginevra; le leggi
discusse in Napoli non risusciteranno mai la giacente Sicilia, né una
maggioranza piemontese si crederà in debito mai di pensar notte e giorno
a trasformar la Sardegna, o potrà rendere tollerabili tutti suoi
provvedimenti in Venezia o in Milano. Ogni popolo può avere molti
interessi da trattare in comune con altri popoli; ma vi sono interessi
che può trattare egli solo, perché egli solo li sente, perché egli solo
li intende. E v'è inoltre in ogni popolo anche la coscienza del suo
essere, anche la superbia del suo nome, anche la gelosia dell'avita sua
terra. Di là il diritto federale, ossia il diritto dei popoli; il quale
debbe avere il suo luogo, accanto al diritto della nazione, accanto al
diritto dell`umanità.
Uomini frivoli, dimentichi della piccolezza degli
interessi che li fanno parlare, credono valga per tutta confutazione del
principio federale andar ripetendo che è il sistema vecchie
repubblichette. Risponderemo ridendo, e additando loro al di là d'un
Oceano l'immensa mensa America, e al di là d'altro Oceano il vessillo
sventolante nei porti dei Giappone.